Giovani_in_partenza

Giovani gaggianesi nel mondo (2)

Continua il viaggio alla ricerca dei giovani concittadini all’estero a caccia di soddisfazioni professionali ed un futuro più stabile.

Secondo appuntamento con la nostra raccolta di testimonianze di giovani gaggianesi all’estero, questa volta è il turno di William Biraghi, che vive a New York, negli Stati Uniti.

william_biraghiWilliam, qual è il tuo percorso educativo e professionale? Mi sono laureato in ingegneria gestionale presso il Politecnico di Milano nel 2006. Durante l’ultimo semestre della laurea specialistica, grazie al mio relatore, ho avuto l’opportunità di sviluppare il progetto di tesi presso l’Università di Hannover, in Germania. Senza nulla togliere all’alta qualità dell’istruzione offerta al “Poli”, questa è stata un’esperienza sicuramente molto interessante in quanto la realtà universitaria tedesca è diversa da quella italiana, con una popolazione studentesca molto più internazionale. Dopo la laurea ho lavorato per quattro anni presso l’ufficio milanese di una società americana di consulenza aziendale. Dopo la laurea cercavo un ambiente dinamico dove fosse possibile essere esposto a diverse esperienze professionali e il mondo della consulenza non mi ha sicuramente deluso da questo punto di vista. Oltre a frequenti viaggi in Italia, questo lavoro mi ha permesso anche di visitare città come Chicago, Dubai e Tokyo. Grazie al networking durante i vari progetti come consulente, ho poi ricevuto un’offerta da una società nel settore moda, per una posizione presso il loro ufficio a New York. A inizio del 2011, non appena concluse le pratiche per ottenere il visto lavorativo, ho fatto le valigie e traslocato negli Stati Uniti per occuparmi di logistica ed operations. Sicuramente una scelta di cui sono tuttora più che soddisfatto.

Quali sono le ragioni che ti hanno spinto ad andare all’estero?
Col rischio di evocare un classico cliché, devo ammettere che la motivazione principale è data dalle opportunità offerte da una carriera all’estero. Opportunità che, purtroppo, non sempre sono disponibili in Italia. Una buona dose di sana curiosità, inoltre, non guasta in questi casi, sia quella di scoprire nuovi paesi e stili di vita, ma anche quella che deriva dal volersi mettere alla prova in contesti decisamente diversi dalla più familiare Italia.

Ritorni nel tuo paese di origine? E’ una realtà a cui senti di appartenere ancora o è soltanto uno dei luoghi in cui hai vissuto? Cosa ti lega ancora al tuo paese (sia quella con la P maiuscola che quello con la minuscola): segui ancora con interesse cosa succede a Gaggiano e, più in generale, in Italia? Sono cresciuto in Italia, a Gaggiano, e questo costituisce un legame e un interesse che non penso cambierà mai. Ogni mattina, poco dopo essermi svegliato, leggo le notizie dai principali quotidiani italiani e, tramite i miei genitori e internet, anche una realtà come quella di Gaggiano puo’ sempre sembrare a portata di mano. Ovviamente però, con la distanza fisica e qualche fuso orario di mezzo, cala anche il livello di dettaglio delle informazioni a cui ho accesso. I pochi giorni che passo a Gaggiano in un anno non sono sicuramente sufficienti a compensare.

Torneresti in Italia? Non senti di essere una risorsa che è emigrata all’estero, uno dei tanti “cervelli in fuga” che il nostro Paese sta perdendo negli ultimi anni specie tra le figure più giovani e più qualificate. Al momento sento ancora forti le motivazioni che mi hanno spinto a lasciare l’Italia qualche anno fa, sia in termini di opportunità che di curiosità per questo tipo di vita. Pertanto, sebbene non lo escluda, non penso tornerò nel breve periodo. Sinceramente non mi sento necessariamente “in fuga”, in quanto la condizione in cui ero in Italia prima che partissi non era sicuramente negativa o opprimente, come a volte si legge, ad esempio, di alcune realtà del mondo della ricerca scientifica o universitaria. Nel mio caso si tratta principalmente di poter sfruttare il beneficio delle opportunità offerte da una realtà come New Yok per avere, almeno secondo i miei standard e obiettivi, una migliore qualità di vita e un più rapido sviluppo professionale.

Cosa ti manca e cosa non ti manca del tuo paese di origine? Consiglieresti ad un giovane di partire per un’esperienza all’estero? La mia famiglia e le amicizie più care sono sicuramente ciò che manca di più. Per quanto internet e app varie aiutino fino ad un certo punto, la distanza non permette di condividere assieme parecchi momenti ed esperienze.
Nonostante la sana e onesta passione che ho sempre visto nelle persone coinvolte nella politica a livello locale, invece, la politica nazionale italiana mi ha raramente colpito in modo altrettanto positivo; sicuramente preferisco poterla assumere a piccole dosi e da una distanza di confortevole sicurezza. Posso anche dire, forse senza particolari sorprese, di non sentire la mancanza della programmazione televisiva italiana. Consigliare un’esperienza all’estero? Assolutamente. Sia che si voglia investire solo alcune settimane della propria vita o diversi anni, sia che si resti in una sola città a pochi chilometri dall’Italia o che si visitino paesi ai quattro angoli del globo, si tratta di ricordi che non si dimenticheranno mai ed esperienze che forzano a conoscere punti di vista differenti.  Con questo non voglio promettere che si tratterà di esperienze sempre positive o necessariamente migliori di quelle dell’Italia da cui si parte. Quello dipenderà dalle proprie motivazioni, aspirazioni e situazioni cui si verrà esposti, uniche e differenti per ciascuno di noi per definizione; penso però aiutino a formare il proprio carattere e a capire cosa sia veramente importante per il proprio futuro, in termini di affetti, aspirazioni e ambizioni. In alcuni casi sarà un’esperienza da ricordare nel futuro, in altri potrebbe essere l’inizio di una vita completamente differente.

 
 

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