Giovani_in_partenza

Giovani gaggianesi nel mondo

Inizia il nostro viaggio alla ricerca dei giovani concittadini all’estero a caccia di soddisfazioni professionali ed un futuro più stabile.

Spesso il dibattito pubblico gaggianese nelle varie iniziative culturali, sui non numerosi mezzi di comunicazione locale o sui social gira alla larga dai temi socio-amministrativi. Al massimo si sofferma insistentemente sulla storia, anche quella molto remota, locale o – se si parla di attualità – si parla di temi di interesse mondiale. Non che questo non sia importante, anzi, ma per contrasto fa emergere come solo di rado si parli di giovani (e tra questi anche di quelli gaggianesi), dei loro problemi molto più pratici e contingenti e di quel futuro che tutti noi abbiamo perso o che non siamo più in grado di immaginarci con tranquillità.

Con questa piccola rubrica nel nostro piccolo vorremmo invece dare testimonianza di uno degli aspetti che ha silenziosamente caratterizzato i nostri ultimi anni e di cui nessuno fino ad ora ha mai parlato: quello dei molti giovani gaggianesi spesso laureati e molto qualificati che hanno lasciato l’Italia ed il nostro paese per lavorare all’estero.

Spesso pensiamo che possa essere un fenomeno che tocca altri, soprattutto le aree economicamente più depresse d’Italia ma no, anche qui nella ricca ed internazionale Milano, molti ragazzi hanno scelto di fare la valigia per una destinazione straniera. Sono risorse giovani, preparate, spesso molto mature e con formazioni e competenze professionali solide che anche la nostra Gaggiano ha perso; anche se ci auguriamo che sia solo per il momento.

Ai molti che si chiedono: “dove sono i giovani, in politica, nella società, nelle associazioni, nel volontariato?”, possiamo rispondere che molti di loro – spesso i più dinamici ed intraprendenti – sono all’estero. Altri ancora – ugualmente preparati – sono qui invece ed il loro personale “volontariato” lo fanno in aziende o studi professionali, spesso arrabattandosi tra stage e contratti precari dove è meglio non prendere troppe ferie per non mettere a rischio il rinnovo dei contratti.

Queste piccole testimonianze rese da giovani gaggianesi che sono all’estero vorrebbero accendere un faro su questo tema. Abbiamo chiesto loro di rispondere a 5 domande e troverete in sequenza le loro interviste sulla nostra pagina Facebook e sul nostro blog.
Iniziamo da oggi con l’intervista ad Angela Fradegradi, 30 anni, che abita a Stoccarda, in Germania.

angela_fradegradiAngela, qual è il tuo percorso educativo e professionale? Dopo la laurea in Interpretariato e Comunicazione all’università IULM, ho mosso i primi passi a Milano nell’editoria sia come giornalista in piccoli giornali che come assistente dell’amministratore delegato di un’importante casa editrice tedesca. In seguito ho lavorato come traduttrice presso uno studio ingegneristico. Pur avendo un contratto a tempo indeterminato a 25 anni, che in una realtà come quella italiana è un gran privilegio, decisi di iniziare a candidarmi in Germania seguendo un sogno e una passione. Fui assunta nel 2012 da un’azienda operante nel settore del Web Hosting e mi trasferii a Karlsruhe. Mi occupai di tenere corsi di formazione per l’assistenza clienti e fui in seguito responsabile della redazione di articoli per il database informativo interno e per il sito dell’assistenza online. Lavorai lì per tre anni, durante l’ultimo dei quali mi occupai di gestire i progetti redazionali di sette mercati internazionali. Sempre mossa dalla voglia di crescere, nel 2015 mi trasferii a Stoccarda e attualmente mi occupo di gestire i progetti di traduzione per una grande azienda automobilistica tedesca.

Quali sono le ragioni che ti hanno spinta ad andare all’estero? Innanzitutto la curiosità e la voglia di fare un’esperienza fuori dall’Italia sicuramente anche per migliorare le mie capacità linguistiche. Una volta trasferita, ho anche apprezzato l’internazionalità della realtà tedesca. Il fattore principale però che mi ha spinto a fare questo grande passo è stata la voglia di crescere e di svilupparmi a livello professionale che nella mia esperienza lavorativa a Milano non mi era possibile coltivare. Avevo l’impressione che i miei datori di lavoro non investissero su di me perché troppo giovane e senza esperienza.

Ritorni nel tuo paese di origine? E’ una realtà a cui senti di appartenere ancora o è soltanto uno dei luoghi in cui hai vissuto? Cosa ti lega ancora al tuo paese (sia quella con la P maiuscola che quello con la minuscola): segui ancora con interesse cosa succede a Gaggiano e, più in generale, in Italia? Certamente ritorno in Italia e a Gaggiano dove ho ancora famiglia e amicizie. Sento di appartenere a Gaggiano ma che non sia più il centro della mia vita: questo infatti è a Stoccarda. All’Italia associo la mia cultura, il mio modo di essere e di prender la vita. A Gaggiano associo ovviamente i miei affetti e ricordi. Seguo con interesse quello che succede a livello nazionale e locale soprattutto in politica ed economia. Sono molto contenta che in questi ultimi anni Gaggiano sia cresciuta nelle sue infrastrutture e sia sempre un po’ diversa ogni volta che torno pur non perdendo la sua identità.

Torneresti in Italia? Non senti di essere una risorsa che è emigrata all’estero, uno dei tanti “cervelli in fuga” che il nostro Paese sta perdendo negli ultimi anni specie tra le figure più giovani e più qualificate. Non tornerei in Italia sia per ragioni professionali che private. Dopo i primi due anni in Germania ho capito che il mio non era solo un sogno ma un vero e proprio progetto. E’ qui che ho mosso i primi passi in età adulta e che sono cresciuta sotto molti punti di vista. Non credo però di essere un cervello in fuga: non mi sentivo realizzata nella mia condizione e ho cercato di cambiarla seguendo una passione. Non volevo arrivare a quarant’anni e chiedermi: “ma come sarebbe stato se…?”.

Cosa ti manca e cosa non ti manca del tuo paese di origine? Consiglieresti ad un giovane di partire per un’esperienza all’estero? Quando sei lontana da casa hai una prospettiva diversa delle cose e i rapporti si sviluppano in un modo particolare. Del mio paese di origine mi manca essere nella quotidianità degli affetti che vi ho lasciato. Quello che non mi manca è la sensazione di instabilità e di scontento che io, come molti giovani, ho provato nei primi anni della mia carriera. Sono convinta che la società italiana debba investire di più sui suoi 25-35enni che, oltre ad essere preparati a livello formativo, hanno molta voglia di mettersi in gioco. Certamente, infine, consiglierei a un giovane di fare un’esperienza all’estero, non perché fa curriculum ma perché ‘apre la mente’ e ti confronta con popoli e realtà diversi arricchendoti di esperienza. All’estero inoltre non solo hai la possibilità di metterti alla prova in un ambiente sconosciuto ma hai una responsabilità in più in quanto italiano. Toccherà a te infatti sfatare i preconcetti che gli altri popoli ahimè hanno su di noi.

 
 

One Response to Giovani gaggianesi nel mondo

  1. maurizio Pezzotti scrive:

    Fantastica idea, intanto: è bellissimo e molto interessante questa ricerca dei gaggianesi nel mondo.
    Le domande e le risposte sono un’altra cosa interessante: si cerca di consocere se ci sono ancora legami cn la nostra piccola realtà.
    In effetti la cosa più interessante (e utile) è proprio carpire qualche sensazione, qualche idea, qualche suggerimento che i ragazzi (ma saranno sempre e solo ragazzi gli intervistati? magari no) ci offrono per migliorare ciò che abbiamo dalle nostre parti E offrono ai gaggianesi che intendono, magari, affrontare questa esperienza lontano da casa.
    Complimenti a tutti. e per prima a Angela Fradegradi, una ragazza molto in gamba.

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