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Retromarcia sugli orti
di S. Vito, l’interesse pubblico dov’è?

L’intervento dei nostri consiglieri sulla stampa locale, a proposito di un tema importante del P.G.T. di Gaggiano.

 

Pochi giorni prima di Natale, la Giunta di Gaggiano ha deciso di mandare gambe all’aria uno dei capisaldi del piano urbanistico (P.G.T.) in vigore.

Si tratta (o meglio si trattava) dell’obbligo, per gli operatori in procinto di costruire case o capannoni, di acquistare dai proprietari e di cedere al Comune una quota dei famigerati “orti di San Vito”, grande ex polmone verde tra Gaggiano e San Vito frazionato e venduto a lotti anni e anni fa a decine di soggetti convinti di farsi la villetta, finora tenuti a freno con fatica dal Comune: un bubbone aperto da decenni, fatto di costruzioni e viottoli abusivi, baracche, esposti, cause, ordinanze di abbattimento, sporcizia, depositi e movimenti di vario tipo; insomma il problema urbanistico più serio sul territorio di Gaggiano.

La prima idea concreta, sebbene di faticosa attuazione, per provare ad uscirne è stata l’imposizione dell’obbligo sopra detto approvata dal Consiglio comunale nel 2009, che finora ha consentito al Comune di rilevare quasi 30.000 mq. di quell’area.

Saranno con ogni probabilità gli ultimi perchè la Giunta, con delibera del 17 dicembre, ha appunto deciso di esentare un operatore (avrebbe dovuto acquisire e cedere al Comune 14.000 mq.), accettando in cambio aree di Vigano di proprietà dello stesso e dando mandato agli uffici di modificare il PGT (sarà poi il Consiglio comunale a dover approvare la variante). Evidentemente non la si ritiene più una buona idea e si pensa ad altri strumenti al momento ignoti. Nel frattempo si pongono alcune domande sulla specifica delibera:

  • Qual è l’interesse pubblico nell’acquisire, invece dei previsti 14.000 mq di “orti” (ricomponendo altri pezzi di quel puzzle degradato), un’area agricola di 28.200 mq. ritenuta evidentemente di eguale valore ma priva di ogni significato urbanistico, consistendo di un prato di 21.900 mq. adiacente il depuratore di Vigano (oltre ad una striscia di mq. 6.300 lungo la roggia Gamberina per un ipotetico “completamento” della pista ciclabile Barate/Vigano)?
  • Perché cioè un’area agricola di 21.900 mq. dentro il Parco Sud e quindi già ben “protetta” (ai lettori invece giudicare la necessità dei 6.300 mq. per il bis della “Barate/Vigano”, peraltro da progettare e finanziare) è considerata strategica, tanto da essere acquistata dal Comune e da rientrare nella normativa delle “perequazioni”, cioè dello scambio con volumi edificatori? Solo perché è più grande?
  • Si intende utilizzare l’area per qualche impianto/attività legata al ciclo dei rifiuti, considerata la vicinanza del depuratore e dell’ecocentro comunali?
  • Non sarebbe stato meglio – ammesso e non concesso che l’operatore proprio non riuscisse ad acquistare la quota di “orti” – diminuire i volumi (cioè i nuovi capannoni) che ancora può realizzare a Vigano (visto che buona parte di quelli esistenti sono vuoti), anziché confermarli in cambio di un prato?
  • Perché non si motiva la scelta limitandosi ad accettare la richiesta del privato, dicendo che “il soggetto attuatore ha sottoposto all’Amministrazione un’ipotesi di variante e … che l’Amministrazione ha manifestato il suo positivo interesse”, rinviando ad una prossima “valutazione” l’eventuale mutamento della destinazione agricola dell’area di Vigano per un “uso pubblico”? Quale?

Domande alle quali per ora la Giunta non ha dato risposta, se ne discuterà nei prossimi mesi in Consiglio comunale.

 
 

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